lunedì 28 novembre 2016

INCONTRO INFORMATIVO SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE

Pubblichiamo l'articolo della Gazzetta di Mantova sugli incontri informativi, svolti il 19 e il 26 novembre nella sede di San Benedetto Po, in merito al referendum costituzionale del 4 dicembre. Gli incontri sono stati fortemente voluti dagli alunni maggiorenni e sono stati svolti con l'aiuto dell'Associazione ANPI (Associazione Nazionale Partigiani italiani).



26 novembre 2016

SAN BENEDETTO

Allo Strozzi lezioni civiche con l’Anpi sul referendum



SAN BENEDETTO. Gli alunni maggiorenni del plesso di San Benedetto Po dell’Istituto superiore per l’agricoltura “Strozzi” si preparano ad un voto consapevole in occasione del Referendum costituzionale del 4 dicembre. L’incontro di oggi è il secondo organizzato, in collaborazione con la locale sezione dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia). Segue quello preparatorio di sabato scorso, all’interno del quale gli studenti hanno potuto approfondire le tappe di formazione e lo spirito della Carta costituzionale, insieme al giovane vicepresidente della sezione Anpi “68 Martiri” di Grugliasco (To), Fulvio Grandinetti (in foto).




Ad incontrare gli studenti nella mattinata di oggi saranno i professori - del consiglio provinciale dell’Anpi - Rodolfo Rebecchi e Giovanni Zavattini, per mettere a confronto le motivazioni del “Sì” e quelle del “No” riguardo il quesito referendario.

 

lunedì 14 novembre 2016

RACCONTI D'AUTORE


    

DON'T SCREAM



In una notte molto silenziosa mi ritrovai in un parcheggio sotterraneo ed ero solo con tanti pensieri

che mi giravano per la testa, erano talmente tanti che mi persi fra di essi senza accorgermi del tempo.

D'un tratto mi svegliò un rumore di sottofondo: era una macchina. Intimorito, guardai l'orologio al mio polso ed era già mezzanotte passata.

All'istante alzai la testa, guardai verso l'uscita ma all'improvviso un furgone di color nero si accostò al mio fianco.

Incuriosito detti uno sguardo all'interno della vettura, ma non riuscivo a vedere chi ci fosse al posto di guida a causa dei vetri oscurati, il fanale anteriore aveva delle chiazze di sangue e una delle porte riportava una buffa scritta di color giallo “don't scream”. Una frase misteriosa che mi faceva venire la pelle d'oca, perché era priva di senso.

Avevo la strana sensazione di aver già visto quella scritta....

All'improvviso mi ricordai che il giorno prima in TV annunciarono che si aggirava proprio a Springfield un pazzo, fuggito dal manicomio con problemi mentali molto complessi. La sua personalità era fortemente disturbata: trovava piacere nel far soffrire le persone fino al punto di ucciderle.

Riferirono inoltre che si spostava in città con un furgone nero, con una scritta molto simile a questa.

All'improvviso accese le luci. In preda a quei ricordi avevo paura. Era proprio lui l'uomo della TV. Che cosa avrebbe fatto? Se la sarebbe presa anche con me? Eravamo soli in quel parcheggio.

Mi accovacciai sotto il volante e per la paura non alzai la testa.

Sentii la portiera della sua auto che si apriva.

Mi feci coraggio e alzai gli occhi per vedere cosa stava facendo, ma subito il mio sguardo incrociò il suo.

Era uscito dal furgone ed era vicino al mio finestrino. Il cuore mi batteva all’ impazzata e sudavo per la paura. Avrei dovuto subito cercare aiuto, ma chi?

Per prima cosa guardai il suo viso che era coperto da una maschera da clown. Poi piano piano abbassai lo sguardo e vidi che impugnava un’ascia insanguinata, pensai a quante persone avesse ucciso per il suo sadico piacere.

Contemporaneamente cercai di accendere la macchina ma la tensione e la paura avevano preso sopravvento, tanto da non riuscirci.

Panico….

Ruppe il finestrino e il vetro si scompose in mille pezzi, una scheggia mi tagliò la guancia sinistra, non ebbi tempo di toccarmi la guancia che il clown mi tirò fuori e mi scaraventò contro il pilastro del parcheggio.

Sentivo un dolore lancinante per il tutto il corpo, non avevo la forza per difendermi né per alzarmi.

Il clown alzò la sua ascia e pronunciò una frase che mi sembrava di averla già letto “don’t scream”, la sua ascia si avvicinava sempre di più alla mia faccia. All’ istante urlai di colpo, mi alzai dal letto.

Era solo un incubo. Un terribile incubo.

Giovanni Ceraulo, 2As

venerdì 24 giugno 2016

PROGETTO POESIA, IMMAGINI, MUSICA…..EMOZIONI AL CONVEGNO DEL CTI 



Mercoledì 15 giugno l’Istituto Strozzi ha partecipato ad un convegno del  Centro Territoriale per  l’Inclusività  del Distretto di Suzzara, tenutosi a Gonzaga, presso la scuola primaria Don Milani e intitolato “La scuola si racconta”.  Nel corso della giornata di studio, dedicata alla presentazione di esperienze inclusive attivate negli Istituti scolastici del distretto, la sede di San Benedetto Po dello Strozzi è intervenuta presentando il progetto Poesia, immagini, musica…emozioni.  Quest’ultimo ha visto come risultato finale la creazione di una fiaba, scritta, recitata e illustrata dagli studenti della II AS. Il progetto, orientato soprattutto al raggiungimento di obiettivi socio-relazionali, ha dato i suoi maggiori frutti nella costituzione di un gruppo classe compatto e consapevole del fatto che i risultati migliori si raggiungono nell’unione dei contributi di ciascuno. Ad illustrare ed esporre i punti principali del percorso non vi erano solo le docenti promotrici, prof.ssa Angela Capobianco e Maila Cignoni, ma anche alcuni ragazzi della classe a cui è stata rivolta l’attività. Gli studenti intervenuti al Convegno hanno spiegato alla platea di docenti non solo come si è sviluppata l’attività ma anche ciò che ne hanno tratto in termini  didattici ed emotivi. La loro presenza e la loro performance ha dimostrato quanto abbiano gradito il progetto e quanto si siano messi in gioco personalmente. L’intervento dello Strozzi, e in particolare dei suoi protagonisti, gli studenti, ha ricevuto applausi e congratulazioni da parte di tutto l’auditorium.  Se un ringraziamento particolare va a questi ragazzi che hanno continuato a lavorare nonostante la fine delle attività didattiche, trovandosi anche con le docenti curatrici fuori orario scolastico per programmare l’intervento al convegno, sentite congratulazioni  sono dirette a tutti gli studenti di questa classe, che con la loro immaginazione, il loro impegno e la loro dedizione hanno dato vita ad una creazione originale, superando le aspettativa delle docenti.

Prof.sse Cignoni, Capobianco

PROGETTO “AUTORI IN CERCA DI PERSONAGGI”


Gli studenti della classe II di San Benedetto Po, dopo aver ideato e illustrato una fiaba dal titolo Cornelia e il portale segreto, si sono cimentati in un’altra impresa creativa: la realizzazione di un fumetto.  Guidati dalle prof.sse Capobianco e Cignoni, i ragazzi, divisi in quattro gruppi, si sono calati nei panni di autori alle prese con la creazione di personaggi. Da quest’esperienza sono nati quattro personaggi diversi ma accomunati dalla stessa esigenza, la voglia di aiutare il prossimo. Gli studenti hanno poi fatto interagire i personaggi, dando vita ad una trama complessa, che tocca corde profonde, ambientata su più continenti, ricca di suspense e di amore. A questo punto, la classe, spinta da un grande entusiasmo, con impegno e collaborazione, ha realizzato il fumetto della vicenda,  disegnando, colorando e scrivendo didascalie e dialoghi. Da quest’attività è derivato The casual meeting, il fumetto della II AS, curato in ogni particolare nella sua versione digitale, dalla copertina all'impaginazione. Un’opera che rende merito a dei ragazzi che hanno dimostrato impegno, fiducia e curiosità creativa e che hanno dato prova di quali grandi risultati si possono raggiungere lavorando in squadra.

Prof.sse Capobianco, Cignoni


lunedì 30 maggio 2016

Felicia Impastato

Felicia Bartolotta, coniuge Impastato, è stata un'attivista italiana madre
di Peppino Impastato famosa per aver avuto come obbiettivo nella vita combattere e far arrestare i responsabili della morte del figlio.

BIOGRAFIA


Felicia Bartolotta nasce in una famiglia di piccola borghesia con qualche appezzamento di terreno di proprietà, coltivato ad agrumi e ulivi. Il padre era impiegato al Municipio, la madre casalinga, come sarà anche Felicia.
Si sposa, nel 1947, con Luigi Impastato, di una famiglia di piccoli allevatori legati alla mafia del paese: «Io allora non ne capivo niente di mafia, altrimenti non avrei fatto questo passo» (così racconta nella sua storia di vita pubblicata nel volume La mafia in casa mia, da cui sono tratte anche le citazioni successive). In effetti Felicia sceglie di sposarsi con Luigi per amore, dopo avere preso una decisione non usuale a quei tempi nelle famiglie come la sua. Era stata fidanzata con un uomo scelto dal padre, mentre lei avrebbe voluto un giovane di un altro paese che le piaceva di più, ma non era benvoluto dalla sua famiglia. Poco prima del matrimonio, quando già era tutto pronto, disse al padre che non voleva più sposarsi e che non dovevano permettersi di prenderla con la forza (cioè, come si usava, non dovevano rapirla per la tradizionale fuitina).
Il 5 gennaio 1948 nasce Giuseppe; nel 1949 nasce Giovanni che morirà nel 1952; nel 1953 nasce il terzo figlio, anche lui Giovanni.




Luigi Impastato, durante il periodo fascista, aveva fatto tre anni di confino a Ustica, assieme ad altri mafiosi della zona, e durante la guerra aveva fatto il contrabbando di generi alimentari. Dopo non ebbe più problemi con la giustizia.
Uno dei suoi fratelli, soprannominato “Sputafuoco”, era impiegato come gabelloto (affittuario) in un feudo. Il cognato di Luigi, Cesare Manzella, marito della sorella, era il capomafia del paese. Manzella muore nel 1963, ucciso assieme al suo campiere (guardia campestre) dall’esplosione di un’auto imbottita di tritolo, durante la guerra di mafia che vide contrapposte la cosca dei Greco, con cui era alleato, e quella dei La Barbera. La morte dello zio colpisce profondamente Peppino, che aveva quindici anni e da tempo aveva cominciato a riflettere su quanto gli dicevano il padre e lo zio. Felicia ricorda che le diceva: «Veramente delinquenti sono allora».
L’affiatamento con il marito dura molto poco. Lei stessa afferma: «Appena mi sono sposata ci fu l’inferno. Attaccava lite per tutto e non si doveva mai sapere quello che faceva, dove andava. Io gli dicevo: ‘Stai attento, perché gente dentro [casa] non ne voglio. Se mi porti qualcuno dentro, che so, un mafioso, un latitante, io me ne vado da mia madre’». Felicia non sopporta l’amicizia del marito con Gaetano Badalamenti, diventato capomafia di Cinisi dopo la morte di Manzella, e litiga con Luigi quando vuole portarla con sé in visita in casa dell’amico. Il contrasto con il marito si acuirà quando Peppino inizierà la sua attività politica.
Per quindici anni, dall’inizio dell’attività di Peppino fino alla morte di Luigi, avvenuta otto mesi prima dell’assassinio del figlio, la vita di Felicia è una continua lotta, che però non riesce a piegarla. In quegli anni non ha più soltanto il problema delle amicizie del marito. Ora c’è da difendere il figlio che denuncia potenti locali e mafiosi e rompe con il padre, impegnandosi nell’attività politica in formazioni della sinistra assieme a un gruppo di giovani che saranno con lui fino all’ultimo giorno.




Felicia difende il figlio contro il marito che lo ha cacciato di casa, ma cerca anche di difendere Peppino da se stesso. Quando viene a sapere che Peppino ha scritto sul giornale ciclostilato «L’idea socialista» un articolo sulla mafia fa di tutto perché non venga pubblicato: «…fece un giornalino e ci mise che la mafia era merda. Quando l’ho saputo io, salgo sopra e vedo… E dissi: “E dài, Giuseppe figlio, io ti do qualunque cosa se ti mi consegni quel giornalino. Tu non lo devi pubblicare quel giornale”…Andavo da tutti… dicendo di non presentare quel giornalino». E quando l’attività politica di Peppino entra nel vivo, non ha il coraggio di andare a ascoltare i suoi comizi, ma intuendo di cosa avrebbe parlato chiede ai suoi compagni di convincerlo a non parlare di mafia. E a lui: «Lasciali andare, questi disgraziati».



Morto il marito (in un incidente che può essere stato un omicidio camuffato), la cui presenza era in qualche modo una protezione per il figlio, Felicia intuisce che per Peppino sono aumentati i pericoli: «Guardavo mio figlio e dicevo: ‘Figlio, chi sa come ti finisce’. Lo andai a trovare che era a letto, gli dissi: ‘Giuseppe, figlio, io mi spavento’. E come apro quella stanza, ché ci si corica mia sorella là, io vedo mio figlio, quella visione mi è rimasta in mente».
La mattina del 9 maggio 1978 viene trovato il corpo sbriciolato di Peppino. Felicia dopo alcuni giorni di smarrimento decide di costituirsi parte civile (allora era possibile chiederlo anche durante la fase istruttoria). Una decisione che nelle sue intenzioni doveva servire anche per proteggere Giovanni, il figlio che le era rimasto e che, al contrario, in questi anni si è impegnato assieme alla moglie (anche lei Felicia), per avere giustizia per la morte di Peppino. Felicia ricorda: «Gli dissi: ‘Tu non devi parlare. Fai parlare me, perché io sono anziana, la madre, insomma non mi possono fare come possono fare a te’». Per questa decisione ha dovuto fare ancora una volta una scelta radicale, rompere con i parenti del marito che le consigliavano di non rivolgersi alla giustizia, di non mettersi con i compagni di Peppino, con i soci del Centro siciliano di documentazione di Palermo, successivamente intitolato a Peppino, di non parlare con i giornalisti.







Al contrario, da allora Felicia ha aperto la sua casa a tutti coloro che volevano conoscere Peppino. Diceva: «Mi piace parlarci, perché la cosa di mio figlio si allarga, capiscono che cosa significa la mafia. E ne vengono, e con tanto piacere per quelli che vengono! Loro si immaginano: ‘Questa è siciliana e tiene la bocca chiusa’. Invece no. Io devo difendere mio figlio, politicamente, lo devo difendere. Mio figlio non era un terrorista. Lottava per cose giuste e precise«. Un figlio che: «… glielo diceva in faccia a suo padre: ‘Mi fanno schifo, ribrezzo, non li sopporto… Fanno abusi, si approfittano di tutti, al Municipio comandano loro’… Si fece ammazzare per non sopportare tutto questo».
Le delusioni, quando sembrava che non si potesse ottenere nulla, e gli acciacchi di un’età che andava avanzando non l’hanno mai piegata. Al processo contro Badalamenti, venuto dopo 22 anni, con l’inchiesta chiusa e riaperta più volte grazie anche all’impegno di alcuni compagni di Peppino e del Centro a lui intitolato, con il dito puntato contro l’imputato e con voce ferma lo ha accusato di essere il mandante dell’assassinio.
Badalamenti è stato condannato, come pure è stato condannato il suo vice.
Entrambi sono morti, e Felicia, che aveva sempre detto di non volere vendetta ma giustizia, a chi le chiedeva se aveva perdonato rispondeva che delitti così efferati non possono perdonarsi e che Badalamenti non doveva ritornare a Cinisi neppure da morto. E il giorno in cui i rappresentati della Commissione parlamentare antimafia le hanno consegnato la Relazione, in cui si dice a chiare lettere che carabinieri e magistrati avevano depistato le indagini, esprime la sua soddisfazione: «Avete risuscitato mio figlio».
Felicia ha accolto sempre con il suo sorriso tutti, in quella casa che soltanto negli ultimi tempi, dopo un film che ha fatto conoscere Peppino al grande pubblico, si riempiva, quasi ogni giorno, di tanti, giovani e meno giovani che desideravano incontrarla. Rendendola felice e facendole dimenticare i tanti anni in cui a trovarla andavamo in pochi e a starle vicino eravamo pochissimi. E ai giovani diceva: «Tenete alta la testa e la schiena dritta».


4As
Barbieri Timur
Nasi Matteo
Moretti Sara

Singh Amritpal

Giuseppe Impastato

CHI ERA?
Giuseppe Impastato è nato a Cinisi (PA) nel 1948 in una famiglia
mafiosa, meglio noto come Peppino. Suo padre, Luigi Impastato, e suo zio
Cesare Manzella facevano parte entrambi di un cosca mafiosa.

PER COSA LO RICORDIAMO?
Peppino Impastato è stato un giornalista attivista e poeta
italiano; noto per le denunce  contro le attività di cosanostra.
Nel 1965 fondo’ un giornalino ideolsocialista, nel 68' partecipo’
all'attività dei gruppi comunisti e condusse la lotta dei contadini.
Peppino lotto’ per la costruzione della terza pista dell' aeroporto di Palermo.
Nel 1976, fondo’ RADIO-AUT o radio libera, con cui diffondeva gli
affari mafiosi e i delitti di Cinisi e Terrasini; sopratutto del
capomafia Gaetano Badalamenti (Tano Seduto).
Nel 1978 si candido’ alla Democrazia Proletaria, ma non fece in tempo a
sapere l'esito delle votazioni perchè nel corso della campagna
elettorale venne assassinato. La notte tra l' 8 e il 9 maggio la mafia
uccise Peppino Impastato inscenando un suicidio sul luogo dell'accaduto.

COSA CI RIMANE DI LUI?
L'insegnamento è che essere omertosi davanti a delle richieste di tipo
"mafiose" non apporta nessun beneficio alla società per i seguenti
motivi:
        1.      perchè non denunciando queste estorsioni si diventa, in un certo
modo, complici di un sistema infettato;
        2.      perchè si finanzia il sistema mafioso.
Pertanto per fermare tutto questo bisogna essere uniti e avere il
coraggio di denunciare e collaborare con la giustizia, anche se si
mette in pericolo la propria vita e quella dei familiari.

La mafia uccide, il silenzio pure!


Per chi fosse interessato ad approfondire la storia di Peppeino Impastato si ricorda che all'angolo del libro si può prendere in prestito il libro "Resistere a mafiopoli - la storia di mio fratello Peppino Impastato" di Giovanni Impastato (fratello di Peppino) e Franco Vassia.

Vi invitiamo a visionare il filmato dell'intervento di Giovanni Impastato svoltosi all'Istituto Manzoni di Suzzara il 15 marzo 2016, pubblicato sul sito del CPL.


                                                                                                                      4As
                                                                                                                   Ceraulo Arturo
                                                                                                                   Barbieri Timur
                                                                                                                   Zanconato Stefano
                                                                                                                   Chrisian Moregola




I ragazzi dello Strozzi all'udienza del processo Pesci a Brescia

In data 16/05/16, alcuni alunni della classe 4AS dell'Istituto Strozzi di San Benedetto Po, unitamente ad una classe 5° dell'Istituto Manzoni di Suzzara, hanno partecipato, accompagnati dal docente di lettere Giuseppe La Russa, all'udienza del processo Pesci al Tribunale di Brescia per infiltrazione dell'ndrangheta nel territorio mantovano; questa iniziativa ha seguito l'incontro del venerdì precedente con l'avvocato Magnoni presso l'istituto Manzoni di Suzzara. Durante questo incontro, l'avvocato ha spiegato come si sarebbe svolta l'udienza, ha inoltre mostrato come l'organizzazione mafiosa, in particolare quella calabrese, sia diffusa in territorio emiliano, con particolare concentrazione nel paese di Brescello, almeno a partire dagli anni '70.

Durante l'udienza si è assistito, inizialmente, all'appello dei vari avvocati appartenenti alla difesa o alla pubblica accusa; in un primo momento è stato interrogato come testimone, dalla pubblica accusa, un ex ispettore di polizia che aveva indagato, in passato, sulle attività svolte dalla famiglia Grande Aracri. In particolare l'ispettore ha puntato l'attenzione sul fatto che il capo della famiglia, Nicolino Grande Aracri, conducesse uno stile di vita elevato nonostante non avesse mai praticato un'attività lavorativa negli ultimi vent'anni; da quanto si è intuito, questo è stato uno dei principali capi di accusa cui poi si è opposto fermamente l'imputato stesso.
A questo punto si è accesa una discussione, alimentata dalla difesa, sulla modalità procedurale: in particolare veniva contestato il fatto che fossero mosse delle accuse che, secondo la difesa, erano già state archiviate. Questo avrebbe potuto portare, secondo loro, all'annullamento dell'udienza.
Successivamente, direttamente dal carcere di Parma, dove si trova in regime di 41 BIS (carcere duro), ha parlato Nicolino Grande Aracri: il capomafia calabrese cercava di rigettare le accuse che gli erano appena state mosse, affermando che si trattava di questioni già archiviate. Grande Aracri ribadiva principalmente il fatto di avere avuto un passato lavorativo, nonostante l'accusa sostenesse il contrario: affermava infatti di aver gestito diverse società e di aver documentato il tutto nei precedenti processi. Inoltre affermava la propria estraneità ad un presunto carico di droga, di grosse dimensioni, il cui accertamento non era mai stato dimostrato, secondo il suo parere. A questo punto i giudici si sono ritirati per deliberare la richiesta della difesa di annullamento.

Per noi è stata un'esperienza oltremodo significativa perchè innanzitutto ci ha dato la possibilità di capire che la mafia non è poi così lontana dai nostri territori, contrariamente a quanto si possa credere; inoltre questa uscita ci ha permesso di avvicinarci alle modalità processuali, cosa che non ci era mai capitata. Dunque è stata un'esperienza didattica formativa sotto diversi punti di vista.

                                                                                                                                                     4As
Arioli Stefano
Bertazzoni Paolo
Cavalloni Marco
Malavasi Isacco
Trombelli Andrea